Ai piedi del Colle Belvedere, lungo l’antica via per San Severo, sorge un luogo che è un vero e proprio palinsesto della storia di Lucera: il Convento del SS. Salvatore, noto a tutti come San Pasquale.
La sua storia ha inizio nel 1407, per volontà del frate osservante P. Giovanni Vici da Stroncone, che lo fondò su un terreno pregno di storia: quello che un tempo, probabilmente, ospitava un Tempio dedicato a Minerva.
Ma la vita del convento non fu sempre pacifica. Nel 1625 fu teatro di un aspro conflitto interno quando i frati Riformati, con quindici giorni di violenze e prepotenze, scacciarono gli Osservanti originari. Sotto la loro guida, il convento divenne un prestigioso centro di studi teologici, famoso per la sua ottima biblioteca, una delle più ricche di tutta la Capitanata.
Il destino del convento cambiò con le tempeste della storia. Nel 1811, per ordine di Gioacchino Murat, fu soggetto alle Leggi di soppressione. I Riformati furono cacciati e il suo patrimonio librario confluì nel Collegio Reale di Lucera. Il convento, che all’epoca contava trentuno stanze, un chiostro maestoso, una cisterna e un ampio giardino, venne spogliato della sua funzione originaria.
Dopo una breve riapertura (1816-1863), il complesso visse capitoli ancora più drammatici: divenne rifugio per soldati tedeschi e francesi durante la Seconda Guerra Mondiale e, al termine del conflitto, fu adibito a lazzaretto e ricovero per una popolazione civile stremata, che aveva perso tutto, persino un tetto.
Ma il suo legame con la cultura non era spezzato. Proprio dalla sua soppressione e dalla passione del marchese Gaetano De Nicastri nacque, nel marzo 1817, l’Istituzione Culturale di Lucera. Il primo nucleo della sua biblioteca fu proprio la collezione di 5.000 volumi del marchese, un fondo che nel tempo si è arricchito fino a diventare l’immenso patrimonio di circa 100.000 volumi a carattere storico-letterario, giuridico e scientifico che conosciamo oggi.
Il Convento del SS. Salvatore non è dunque solo una struttura architettonica, ma il simbolo di una resilienza che ha trasformato la soppressione in rinascita, e la guerra in un rifugio per la cultura.




















