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Curiosità

Rosinella Lamparelli, il silenzio di una donna che parlava a Dio

today29 Ottobre 2026

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La “mistica” di Lucera e una testimonianza di semplicità che interpella la società contemporanea, divisa tra individualismo e omologazione.

Ci sono persone che lasciano un segno attraverso le parole, le opere e la visibilità pubblica. Altre lo fanno con una presenza discreta, lontana dai riflettori, che continua a suscitare domande anche dopo la loro scomparsa. Rosa “Rosinella” Lamparelli appartiene a questa seconda categoria.

Nata a Lucera il 6 marzo 1910 e morta il 12 giugno 2000, è ricordata da molti per la sua vita semplice, la preghiera e l’attenzione verso quanti si rivolgevano a lei in cerca di conforto. Attorno alla sua figura si sono tramandati racconti e testimonianze legati anche a esperienze spirituali straordinarie. Per questo è stata definita una “mistica”, espressione che va accostata alla sua vicenda con rispetto e prudenza, senza confondere la memoria popolare con un riconoscimento ecclesiale ufficiale.

Al di là dei racconti, resta una domanda essenziale: quale significato può avere oggi una vita segnata dalla preghiera, dalla semplicità e dalla disponibilità verso gli altri? La risposta può andare oltre la vicenda individuale di Rosinella e diventare una riflessione sull’uomo contemporaneo.

«A Lucera avete Rosinella»

Nella tradizione popolare lucerina è rimasto un racconto legato a Padre Pio. Si narra che alcuni fedeli, recandosi a San Giovanni Rotondo e dicendo di provenire da Lucera, si siano sentiti rispondere: «E che siete venuti a fare da me se a Lucera avete Rosinella?». La frase non risulta documentata in modo tale da poter essere considerata una citazione storica certa e va quindi riferita come tradizione orale. Rimane, tuttavia, significativa della considerazione che la memoria popolare ha attribuito alla donna.

Anche attorno a un presunto incontro con Padre Pio si sono conservati racconti che fanno parte della tradizione legata alla sua figura. È opportuno accoglierli senza attribuire loro una certezza che le fonti disponibili non consentono di stabilire.

Per comprendere Rosinella, del resto, non è necessario fermarsi agli aspetti straordinari. La sua testimonianza si lega soprattutto a una vita raccolta, alla preghiera e all’accoglienza. Nella sua piccola casa si recavano persone in cerca di una parola, di un conforto o di una speranza. La sua presenza discreta sembra aver rappresentato, per molti, un punto di riferimento spirituale.

Una casa, un rosario, il silenzio

Tra i ricordi di chi ebbe occasione di incontrarla emergono le visite pomeridiane, la semplicità della casa e il clima di raccogliimento che vi si respirava. Rosinella appariva calma e serena, spesso con il rosario tra le mani, come immersa nella preghiera anche nei momenti di incontro con gli altri.

L’impressione che questa immagine restituisce è quella di una donna per la quale la preghiera non era soltanto una pratica religiosa, ma una dimensione profonda dell’esistenza. Il silenzio che la circondava non sembrava esprimere isolamento, bensì raccogliimento e disponibilità.

È un’immagine che acquista particolare significato in una società caratterizzata dalla continua circolazione di notizie, messaggi e opinioni. La comunicazione è diventata più rapida e capillare, ma questo non significa necessariamente che sia cresciuta la capacità di ascoltare. Spesso il rumore delle parole rende più difficile riconoscere ciò che conta davvero.

Nella tradizione biblica, il silenzio è anche lo spazio dell’incontro con Dio. Nel racconto del profeta Elia, il Signore si manifesta non nel vento impetuoso, nel terremoto o nel fuoco, ma nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re 19,12). È un’immagine che invita a riconoscere come la presenza di Dio non si imponga sempre attraverso manifestazioni clamorose.

Anche il rosario, nella spiritualità cristiana, richiama questo atteggiamento: una preghiera che aiuta a distogliere lo sguardo da se stessi, a meditare la vita di Cristo e a ritrovare il senso della propria relazione con Dio e con gli altri.

Massa e individualismo: la contraddizione del nostro tempo

La memoria di Rosinella può essere accostata a una riflessione di grande attualità contenuta nella Lettera pastorale collettiva Non lasciamoci rubare la speranza!, sottoscritta dai Vescovi della Metropolia di Foggia-Bovino. Il testo richiama due derive che segnano la società contemporanea: «l’individualismo più sfrenato» e «l’omologazione alla massa».

Da una parte, l’individualismo porta a mettere se stessi al centro, considerando l’altro uno strumento per il proprio interesse oppure un ostacolo alla propria realizzazione. Dall’altra, l’omologazione indebolisce il pensiero critico e induce a seguire le mode e gli orientamenti dominanti, fino a favorire il disimpegno e il silenzio di fronte a ciò che compromette la dignità delle persone.

La conseguenza è una solitudine paradossale: l’uomo può ritrovarsi solo anche quando è circondato da molti. Le possibilità di comunicare aumentano, ma non sempre si traducono in relazioni autentiche. Essere connessi non significa necessariamente sentirsi accolti, così come appartenere a un gruppo non garantisce di condividere legami profondi.

La folla non garantisce la comunione, così come l’individualismo non garantisce la libertà.

In questa prospettiva, la vita di Rosinella suggerisce una possibilità diversa. La preghiera, quando è autentica, non dovrebbe condurre né alla fuga dagli altri né alla ricerca di una centralità personale. Può invece aiutare a riconoscere che la persona si realizza nella relazione: con Dio, con il prossimo e con la comunità.

Non perdersi nella massa e non rinchiudersi nell’io significa recuperare una libertà capace di responsabilità, ascolto e dono. È un messaggio che si inserisce nel solco della riflessione pastorale e richiama la necessità di costruire relazioni più umane nella vita civile e sociale.

Il criterio della vita spirituale

Quando si parla di mistica, l’attenzione rischia di concentrarsi sui fenomeni straordinari attribuiti a una persona: visioni, messaggi o altri eventi fuori dall’ordinario. La tradizione cristiana invita, invece, a considerare con attenzione i frutti spirituali e umani di un’esperienza religiosa.

La domanda decisiva riguarda il modo in cui essa trasforma la persona: la rende più umile, più attenta agli altri, più capace di perdono e di servizio? La porta a vivere con maggiore coerenza il Vangelo?

San Paolo ricorda che, senza la carità, anche i doni più grandi perdono il loro valore: «Se non ho la carità, non sono nulla» (1 Cor 13,2). È un criterio che aiuta ad avvicinare la figura di Rosinella senza mitizzarla e senza trasformare ogni racconto tramandato in un fatto accertato.

La sua memoria può essere custodita proprio attraverso questa prospettiva: riconoscere il valore della preghiera, della semplicità e dell’accoglienza, lasciando alle autorità ecclesiali il discernimento che compete loro sugli aspetti propriamente mistici.

È in questo contesto che si può cogliere anche il significato della povertà evangelica. La testimonianza che viene associata a Rosinella richiama una ricchezza diversa da quella intesa come accumulo di beni, ricerca di prestigio o affermazione personale. È la ricchezza della preghiera, della semplicità e della disponibilità verso chi cerca conforto.

Una ricchezza che non si misura da ciò che si trattiene per sé, ma dal bene che si è capaci di donare.

Viene alla mente una parola di Gesù nel Vangelo di Luca: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17,10). Non è un invito a svalutare se stessi, ma a compiere il bene senza rivendicarne il merito, senza trasformarlo in motivo di superiorità o in ricerca di riconoscimento. È l’atteggiamento di chi considera il servizio parte della propria vocazione e non ha bisogno di esibire ciò che fa.

Questa prospettiva aiuta a comprendere il valore spirituale della semplicità: una vita non orientata all’accumulo e all’affermazione di sé, ma alla preghiera, al dono e alla fedeltà quotidiana. L’umiltà, infatti, non consiste nel negare il valore della propria persona, ma nel riconoscere che la vita è ricevuta e che i talenți, le relazioni e le opportunità acquistano pieno significato quando diventano dono.

Una testimonianza che interroga il presente

La piccola casa di Rosinella non era un palcoscenico. Era un luogo semplice, ricordato per la presenza di una donna raccolta nella preghiera e disponibile verso chi si rivolgeva a lei. È questa immagine, più ancora dei racconti straordinari, a suggerire una riflessione sul valore dell’ascolto e della vicinanza.

La sua vicenda invita a domandarsi quanto spazio rimanga oggi per il silenzio, per la preghiera, per l’ascolto di chi soffre e per il bene compiuto senza bisogno di renderlo pubblico. Invita anche a interrogarsi sulla capacità di chiedere perdono, di perdonare e di essere presenti senza dover diventare protagonisti.

La società contemporanea è chiamata a contrastare sia l’isolamento individualistico sia il conformismo che rende le persone passive. La risposta non può limitarsi alla denuncia di queste derive: richiede comunità capaci di accogliere, relazioni fondate sulla dignità di ciascuno e un impegno concreto a favore degli altri.

È anche in questo orizzonte che la memoria di Rosinella Lamparelli può conservare la propria attualità. La sua figura rimanda a una fede che, per essere autentica, non può restare chiusa nella dimensione privata, ma deve tradursi in attenzione, carità e responsabilità.

Il rosario tra le mani, il silenzio della casa e la serenità ricordata da chi l’ha incontrata restituiscono l’immagine di una vita raccolta attorno a Dio. Una testimonianza da accostare con rispetto e misura, senza idealizzazioni, ma anche senza trascurare le domande che continua a suscitare.

In un tempo sospeso tra individualismo e omologazione, il messaggio che emerge è semplice: non perdersi nella massa e non rinchiudersi nell’io, ma ritrovare se stessi nella relazione con Dio e nel dono agli altri.

Forse è proprio questa la profezia discreta di Rosinella: ricordare che il silenzio non è necessariamente assenza, che la semplicità non è irrilevanza e che una vita lontana dai riflettori può ancora richiamare al valore essenziale della persona, della fede e della relazione.

Eduardo Gemminni

Written by: PC

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