LUCERA, QUEL CEMBALO DEL 1819 CHE OGGI TORNA A PARLARE
today4 Novembre 2026
Un documento degli eredi di Luigi Carrari, la storia musicale di Lucera e Greta Notarangelo: un filo tra passato e presente che potrebbe aprire nuove prospettive culturali per la città
A volte basta una riga d’archivio per restituire a una città un frammento della propria storia. Nel 1819, nell’inventario dei beni degli eredi di Luigi Carrari, a Lucera compare una voce particolare: «cembalo vecchio con la corrispondente cassa», valutato tre ducati.
Poche parole che aprono uno scorcio sulla vita privata della città e sulla presenza della musica nelle case lucerine di inizio Ottocento. Una scoperta che acquista ulteriore interesse se messa in relazione con il presente: oggi Lucera può contare su Greta Notarangelo, musicista polistrumentista diplomata in pianoforte, organo e clavicembalo.
Un cembalo documentato nel 1819 e, oltre due secoli dopo, una musicista lucerina diplomata anche in questo strumento: non una continuità storica dimostrabile, ma un suggestivo dialogo tra passato e presente.
QUEL «CEMBALO VECCHIO» NELL’INVENTARIO DEL 1819
Il termine «cembalo» appartiene alla terminologia storica degli strumenti a tastiera ed è tradizionalmente associato al clavicembalo. La descrizione, tuttavia, non permette di stabilire con certezza l’epoca di costruzione, l’autore, la provenienza o le caratteristiche tecniche dello strumento.
Non si può escludere un legame con l’ambiente musicale napoletano, allora tra i più importanti d’Europa, ma mancano elementi per attribuire al cembalo un’origine partenopea.
Non sappiamo chi lo suonasse, quale musica accompagnasse le giornate della famiglia Carrari né quale sia stata la sua sorte. Anche l’aggettivo «vecchio» va interpretato con cautela: indica soltanto che lo strumento non era nuovo al momento dell’inventario.
Una certezza rimane: nel 1819 un cembalo figurava tra i beni registrati a Lucera. Una testimonianza semplice, ma preziosa per ricostruire la storia musicale della città.
DAL BAROCCO A NAPOLI: UNA GRANDE TRADIZIONE MUSICALE
Tra Seicento e Settecento il clavicembalo fu uno degli strumenti centrali della musica europea, utilizzato come strumento solistico, per l’accompagnamento e nella realizzazione del basso continuo.
Il suo repertorio è legato a grandi compositori come Bach, Händel, Domenico Scarlatti, Couperin e Rameau. Anche Napoli ebbe un ruolo fondamentale in questa stagione: i suoi conservatori formarono generazioni di musicisti e la Scuola musicale napoletana contribuì allo sviluppo dell’opera italiana e della cultura musicale europea. Tra i suoi protagonisti figurano Alessandro Scarlatti, Francesco Durante, Leonardo Leo, Leonardo Vinci e Nicola Porpora.
Il 1819 apparteneva già a una fase di trasformazione: il pianoforte stava conquistando un ruolo sempre più importante, mentre il clavicembalo era ormai legato soprattutto alla tradizione precedente. La definizione «cembalo vecchio» rende questa testimonianza ancora più suggestiva, pur senza consentire interpretazioni certe sulla storia dello strumento.
LUCERA E IL REAL TEATRO MARIA TERESA ISABELLA
Pochi decenni dopo quell’inventario, Lucera avrebbe avuto un importante spazio pubblico dedicato allo spettacolo: il Real Teatro Maria Teresa Isabella, progettato dall’architetto Luigi Oberty, costruito nel 1837 e inaugurato il 7 giugno 1838 nel Palazzo Mozzagrugno.
La storia del teatro testimonia l’apertura della città alla tradizione operistica italiana. La banca dati Corago dell’Università di Bologna registra a Lucera rappresentazioni come Norma nel 1838 e Il diavolo condannato nel mondo a prender moglie nel 1839.
A questa vicenda si aggiunge quella del basso e cantante lirico Cesare Tonini Bossi (Fano, 1829-1880), la cui presenza a Lucera e la cui attività teatrale emergono dalle delibere dell’Università cittadina esaminate nella ricerca.
Sono testimonianze che, pur non dimostrando una continuità musicale ininterrotta, restituiscono l’immagine di una città nella quale la musica ebbe uno spazio importante nella vita culturale.
GRETA NOTARANGELO: IL CLAVICEMBALO NEL PRESENTE
Oggi questo patrimonio musicale può trovare nuove occasioni di conoscenza anche attraverso Greta Notarangelo. Musicista polistrumentista, diplomata in pianoforte, organo e clavicembalo, possiede una formazione che le permette di confrontarsi con repertori differenti, compresa la musica antica e il patrimonio delle tastiere storiche.
La sua preparazione rappresenta un motivo in più per guardare con interesse a questo universo musicale e immaginare iniziative capaci di coinvolgere musicisti, appassionati e giovani generazioni.
UNA PROPOSTA PER IL FUTURO: UNA RASSEGNA DI MUSICA ANTICA A LUCERA
Questa riscoperta potrebbe diventare lo spunto per una proposta culturale concreta: perché non immaginare a Lucera una rassegna periodica dedicata al clavicembalo, alle tastiere storiche e alla musica antica e barocca?
Non un concerto isolato, ma un progetto riconoscibile, con una propria identità artistica e appuntamenti programmati nel corso dell’anno.
L’iniziativa potrebbe coinvolgere l’Amministrazione comunale, le istituzioni culturali, le associazioni musicali e le realtà formative del territorio, valutando anche la collaborazione del Conservatorio «Umberto Giordano» di Foggia e di altri istituti di alta formazione.
Il programma potrebbe comprendere concerti con interpreti specializzati e giovani musicisti, proponendo musiche di Bach, Händel, Scarlatti, Couperin, Rameau e Buxtehude, senza trascurare autori meno conosciuti. Agli appuntamenti musicali si potrebbero affiancare conferenze-concerto, guide all’ascolto e incontri rivolti alle scuole.
Gli spazi storici e culturali della città potrebbero offrire cornici suggestive per gli eventi, valorizzando anche la memoria del Real Teatro Maria Teresa Isabella e della sua denominazione originaria.
Una rassegna di questo tipo rappresenterebbe una novità significativa per Lucera: un’iniziativa capace di distinguersi nell’offerta culturale locale, richiamare appassionati e visitatori e creare opportunità per giovani musicisti e professionisti.
Naturalmente servirebbero progettazione, risorse e collaborazione tra i soggetti interessati. Ma la proposta merita attenzione: la storia musicale della città potrebbe diventare non soltanto oggetto di ricerca, ma anche occasione per costruire nuove esperienze culturali.
UNA STORIA ANCORA DA SCOPRIRE
L’inventario degli eredi Carrari apre anche una prospettiva di ricerca più ampia. Quanti altri strumenti musicali potrebbero emergere dagli inventari notarili, dalle successioni e dai documenti patrimoniali delle famiglie lucerine?
Cembali, pianoforti, violini, chitarre, organi, partiture e libri musicali potrebbero restituire nomi di musicisti, insegnanti e cantanti finora rimasti ai margini della storia locale.
La storia musicale di una città, infatti, non è fatta soltanto dai grandi compositori, ma anche dagli strumenti presenti nelle case, dalle persone che li suonavano, dagli insegnanti, dalle chiese, dai teatri e dal pubblico.
Nel 1819 qualcuno annotò tra i beni di una famiglia lucerina un «cembalo vecchio con la corrispondente cassa». Oggi quella breve descrizione ci offre l’occasione per riscoprire un frammento del passato e, allo stesso tempo, immaginare una nuova iniziativa culturale.
Il passato torna a parlare. E, qualche volta, può tornare anche a suonare.
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